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13 giugno 2022

Capunèt piemontesi.

Erano un po' di giorni che mia madre mi chiedeva questo piatto della sua infanzia. Anche se non siamo più in inverno con le ultime verze li ho fatti. Sono dei piccoli involtini di verza ripieni di carne, ma alcuni ci mettono riso e verdure, e si possono variare  secondo i gusti. Come molti piatti della tradizione casalinga con questa ricetta si utilizzano spesso poche foglie di verza  rimaste o carne che non  basterebbe per  fare un grosso polpettone  per  tutti. E' una  cucina di eliminazione degli scarti e abolizione degli avanzi. Il nome capunet deriva dalla somiglianza con piccoli capponi legati pronti da  cuocere. In alcune  zone vengono chiamati "pes coi" da  pes = pesce e  coi = cavolo. La preparazione è  semplice e possono farla  tutti.

28 gennaio 2019

Cavolfiore al vino rosso alla piemontese. La ricetta del lunedì.

Mi piace  l'inverno perché è la  stagione  dei  cavoli, cavolfiori,  broccoli, broccoletti, rape.
Ho parlato più  volte  dell'importanza dei rappresentanti della  famiglia  delle Crucifere (o Brassicacee) in cucina che si presentano in tantissime  forme e  varietà, tutte  gustose e adatte a  fare  piatti  dall'antipasto ai  primi e  come accompagnamento di molti secondi  o  come  piatto  unico in  zuppe e minestroni.
Questa è una delle ricette di cavolfiore in casseruola che fa mia madre come contorno, nasce da una tradizione piemontese, regno dei vini rossi anche in cucina.

19 novembre 2011

L'erbaluce e il suo territorio

La  Serra d'Ivrea

Sabato 8 ottobre sono partita da Roma per il Piemonte, invitata dal consorzio tutela vini doc Caluso Carema canavese, con altri blogger e appassionati, alla  scoperta dell’Erbaluce, un vitigno che è "nato dall’amore impossibile tra il sole e l’alba, con lo zampino della luna" come racconta la leggenda.

31 ottobre 2010

Terre di vite


Non conoscevo questo evento, me ne ha parlato Roberto Giuliani che ne ha scritto su Esalazioni Etiliche e di lui mi fido a occhi chiusi.
Sul sito www.terredivite.it ci sono tutte le informazioni necesarie, date, luogo e produttori che partecipano.

Terre di vite arriva in Piemonte dove racconterà che il vino è anche arte, cultura, idee, persone e lo fa con un evento multiculturale ed interculturale.

Nelle sale del Castello di Buronzo ci saranno banchi di assaggio vini di 24 produttori selezionati, prodotti tipici come il riso di baraggia, per dirne uno, salumi, formaggi, presìdi alimentari e non mancherà una proposta artistica-culturale con seminari, mostre, lezioni e musica.

Al 13 e 14 novembre c'è tempo, ma ne parlo prima per chi si vuole organizzare per tempo.

Castello di Buronzo, Via Castello 13040 Buronzo (VC)

Apertura: Sabato 13 Novembre dalle 11 alle 20.

Domenica 14 Novembre dalle 11.00 alle 18.00

Contributo di ingresso: 15 euro + 5 euro cauzione calice

Info: www.terredivite.it email: info@divinoscrivere.it

Terre di Vite - organizzato da Elena Conti , Barbara Brandoli dell’Associazione culturale Divino Scrivere e Marco Arturi, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Buronzo (Vc) - nasce allo scopo di offrire al pubblico la possibilità di un approccio differente con il vino, una sorta di “zona franca” all’interno della quale sia possibile restituire al vino e alla terra una dimensione autentica. La scelta dei produttori presenti non è casuale: tutti si contraddistinguono per il livello etico e qualitativo del loro lavoro, che passa per la scelta della naturalità e per il rispetto del territorio in un’ottica culturale. Tra loro ci sono nomi di assoluto rilievo, espressioni delle denominazioni più prestigiose, ma anche giovani che si stanno imponendo con talento e passione.

Per ulteriori informazioni

Barbara Brandoli Terre di Vite Tel 338-5474185

Elena Conti Terre di Vite Tel 380-5080989

30 maggio 2009

L'insalata russa della (mia) mamma e la mia maionese



Questo piatto è stato realizzato da mia madre.
Mi sono accorta che faccio spesso ricette di mia nonna paterna che era sarda, ma oggi ho pensato di mettere una ricetta che si "usa" molto a casa mia perchè fa parte della tradizione materna, cioè piemontese.

16 aprile 2007

Coniglio alla piemontese


La foto non è molto nitida, l'ho fatta con il cellulare, ma forse rende l'idea.

Questa è una ricetta di famiglia di mia madre che è nata a Torino. Credo che sia una delle tante versioni del coniglio alla langarola e penso che ogni famiglia abbia la sua.

Coniglio 1 kg a pezzi
Cipolla 1 media
Sedano 1 costa
Prezzemolo
Olio
Burro 50 g
Vino rosso 1 bicchiere
Brodo 1 bicchiere
Salsa di pomodoro 1 cucchiaio o 1 cucchiaino di concentrato
Funghi secchi 30 g
Olive verdi
Sale
Pepe

Ammollare i funghi secchi. In una casseruola mettere i pezzi di coniglio, lavati ed asciugati, rosolarli a fuoco vivo, perché "perdano" la loro acqua e toglierli quando sono asciugati. Mettere nella casseruola il burro e le verdure tritate, farle appassire e aggiungere il coniglio. Far dorare, bagnare con metà vino e farlo evaporare a fuoco vivo. Aggiungere i funghi e le olive, salare (poco), pepare ed aggiungere il rimanente vino, il concentrato di pomodoro sciolto in un cucchiaio di brodo caldo. Coprire con un coperchio e portare a cottura a fuoco basso.

Ottimo servito con polenta fumante.